Tariro
“Speranza attiva”.
Non l’attesa passiva che qualcosa cambi, ma la forza e l’energia interiore necessarie per andare avanti e superare le sfide della vita.
- Lingua: Shona (Zimbabwe)
- La voce di: Mohamed Koreka
Ci sono parole che non descrivono un oggetto visibile, ma una forza interiore che si impara a trovare giorno dopo giorno. Mohamed Koreka viene dallo Zimbabwe, vive in Italia da quasi dieci anni e ha scelto la parola che gli ha fatto da bussola in tutto questo tempo: Tariro.
In italiano la traduciamo con “speranza”. Ma per Mohamed, Tariro non è l’attesa passiva che qualcosa cambi da solo. È l’energia concreta che serve per andare avanti, per non farsi abbattere e per superare le sfide che la vita mette davanti a ognuno di noi. È un invito universale e un augurio diretto che kokera rivolge a chiunque cammini oggi nel parco: continuare a crederci, perché alla fine tutto andrà bene.
La lingua Shona e i nomi-messaggio
La parola Tariro appartiene allo Shona, la lingua madre di oltre l’80% della popolazione dello Zimbabwe. È una lingua profondamente legata alla filosofia di vita e alle relazioni umane.
Una delle cose più curiose della cultura Shona è che i nomi propri delle persone non sono scelti a caso o per moda, ma sono vere e proprie parole cariche di significato (spesso legati alla speranza, alla gratitudine o a un momento storico della famiglia). Chiamarsi o scegliere una parola come Tariro significa decidere di camminare nel mondo portando con sé un messaggio preciso. Un’altra curiosità sullo Zimbabwe? È uno dei paesi al mondo con più lingue ufficiali: ne riconosce ben 16 nella sua Costituzione!
