
Venezuela oltre la politica: diritti umani e sopravvivenza
Il 22 gennaio 2026, a Bologna, si è tenuto la proiezione di un film sulla crisi venezuelana, organizzata dal Cineforum della Formica. La serata è stata introdotta da Marco Antonioli e Andrés Rodríguez, giovane venezuelano residente a Roma, che ha condiviso la propria esperienza personale e il suo sguardo critico sulla situazione del Paese. Questo articolo accompagna la registrazione audio completa dell’incontro, disponibile in podcast su questa pagina.
Andrés ha lasciato il Venezuela nel 2018 all’età di 18 anni, attraversando Colombia, Ecuador e Perù, dove ha lavorato cinque anni in un’associazione per migranti. Nel 2023 è arrivato in Italia e ora vive a Roma da circa due anni e mezzo. Durante la serata ha parlato dalla sua esperienza personale di cittadino, non da una posizione politica ideologica: “Non mi piace imporre una situazione politica di destra o sinistra. Parlo sempre partendo dai diritti umani.”
L’emigrazione forzata è stata il primo tema affrontato. Andrés ha ricordato che più di 9 milioni di venezuelani hanno abbandonato il Paese su circa 30 milioni di abitanti. Molti di loro non hanno avuto accesso a passaporti ufficiali e sono stati costretti a percorsi illegali e pericolosi. “Tra il 2017 e il 2019 è iniziata la prima ondata di migrazioni,” ha spiegato. “Poi tra il 2021 e il 2022 una seconda ancora più grande, con persone che hanno attraversato il Darién, uno dei boschi più pericolosi del mondo, dove ci sono mafie e trafficanti.”
Durante il suo lavoro in Perù, Andrés ha ascoltato testimonianze strazianti di donne violentate, bambini scomparsi, persone che camminavano per settimane attraverso la giungla. “È difficile spiegare cosa significhi lasciare tutto solo per sopravvivere,” ha detto con emozione.
La situazione nel Paese si è aggravata progressivamente sotto il governo di Maduro. Andrés ha descritto una quotidianità caratterizzata da controllo politico totalitario (era obbligato a iscriversi al partito del governo per diplomarsi), crisi economica devastante (inflazione incontrollabile, impossibilità di comprare cibo), carenza di servizi essenziali (medicine introvabili negli ospedali, scuole senza insegnanti), insicurezza crescente nelle strade.
Nel luglio 2024 si sono tenute elezioni con osservatori internazionali presenti. Quando i risultati sono stati annunciati come vittoria del regime, il popolo raccontava storie completamente diverse. Esperti di statistica hanno analizzato i dati e dichiarato impossibile che i numeri fossero quelli proclamati ufficialmente. “Era evidente che il regime si era infiltrato in ogni aspetto del processo,” ha sottolineato Andrés.
Un tema importante toccato durante l’incontro è quello dei prigionieri politici: più di mille persone rimangono ancora in carcere per ragioni politiche. Andrés ha raccontato di un compagno di scuola ancora imprigionato e di come il film proiettato quella sera affronta proprio questo tema con grande intensità.
La situazione dell’opposizione è complessa. “María Corina Machado, la figura politica più visibile, è filo-statunitense e filo-israeliana,” ha spiegato Andrés. “La sua ideologia non la condivido. Molti venezuelani, come me, cercano una terza via politica, ma per ora non sembra esistere un’alternativa organizzata.” Ha insistito su un punto fondamentale: “La gente disarmata non può rovesciare da sola un regime che controlla esercito e istituzioni. Pretenderlo significherebbe ignorare la realtà. Molti hanno provato con proteste pacifiche, elezioni, resistenza civile. Non ha funzionato.”
La comunità venezuelana in Italia è dispersa in varie città, con i gruppi più numerosi a Milano e Roma. “Abbiamo organizzato marce pacifiche per celebrare la caduta del regime, ma ci sono italiani filo-Maduro che cercano di zittirci,” ha raccontato. “Alcuni venezuelani vivono ancora nella paura, come se la censura ci avesse seguito anche qui. Ci dicono ‘tornate nel vostro paese’, ‘siete traditori’. Ma noi non abbiamo scelto di emigrare per comodità: siamo partiti per necessità, per sopravvivere.”
Nonostante le difficoltà, associazioni come Aiuto Venezuela continuano a lavorare per informare la popolazione italiana sulla realtà del Paese in modo pacifico. “Quando i media italiani ci cercano per raccontare, ci sentiamo finalmente ascoltati. È uno spazio che in strada non abbiamo,” ha detto Andrés.
Verso la fine della serata, Andrés ha condiviso notizie recenti dalla sua famiglia rimasta in Venezuela. “Negli ultimi giorni il dollaro sta scendendo, una cosa positiva. Mia madre, che è professoressa, guadagnava circa 2 dollari al mese. Le hanno promesso che dal 15 febbraio gli stipendi aumenteranno a circa 1400 dollari al mese. Non so se accadrà davvero, ma si respira un’aria diversa. C’è una speranza che prima non c’era.”
Concludendo, Andrés ha lanciato un appello: “Dopo tanti anni di dittatura, paura e sofferenza, non chiediamo pietà. Chiediamo empatia. Empatia per chi è cresciuto in un regime autoritario, per chi ha perso persone care, per chi è stato costretto a emigrare. Stiamo celebrando la caduta del primo muro verso la libertà in Venezuela. Restiamo vigili, continueremo a esigere cambiamenti e rispetto dei diritti umani, ma oggi lasciateci sentire questo sollievo.”
Ascolta la registrazione completa dell’incontro nel podcast disponibile qui sotto.
