Malela
“Sfottò di famiglia”.
Un codice giocoso nato e usato solo dentro un nucleo familiare. È il rito dei bambini e bambine che, puntando i diti indici, prendono in giro il cugino o la sorella appena sgridato dalle persone adulte.
- Lingua: Codice familiare
- La voce di: Gina della Colombia
Ci sono parole parlate da milioni di persone e parole che, invece, esistono soltanto dentro le mura di una singola casa. Gina viene dalla Colombia e porta all’installazione una parola segreta, nata e custodita esclusivamente all’interno della sua famiglia: Malela.
Non cercatela nei dizionari di spagnolo, non la troverete. Malela è il nome di un rito d’infanzia, una parolina magica e dispettosa che Gina, i suoi fratelli e i suoi cugini usavano per prendersi in giro a vicenda. Quando uno di loro veniva rimproverato sonoramente da un genitore o dalla nonna, gli altri ne approfittavano subito: gli si piazzavano davanti, puntavano gli indici oscillando con il corpo e con le mani, e cominciavano a fare “Malela”. È il suono della complicità tra bambini, un microcosmo di ricordi d’infanzia che oggi si fa spazio tra gli alberi del parco.
Le parole nate in casa (Gli idioletti familiari)
La parola scelta da Gina ci ricorda che la lingua è un organismo vivo e che ognuno di noi ha il potere di inventarla. In linguistica, i termini inventati e usati solo all’interno di un piccolo gruppo (come una famiglia o un gruppo di amici stretti) si chiamano idioletti familiari.
Spesso nascono dal modo in cui un bambino piccolo storpia una parola, o da un gioco che poi diventa una tradizione fissa negli anni. Anche se la Colombia ha una ricchezza linguistica enorme, con decine di lingue indigene oltre allo spagnolo, storie come quella di Malela dimostrano che la geografia più importante di una parola, a volte, è semplicemente lo spazio di una stanza in cui si è cresciuti insieme.
