Nayo

“Fermati lì” o “Il confine del rispetto”.

Una parola-scudo che si usa per mettere un limite chiaro quando il comportamento di qualcuno ti dà fastidio o ferisce il tuo spazio personale.

  • Lingua: Baule (Costa d’Avorio)
  • La voce di: Ana Maria Allou

Ci sono situazioni in cui in italiano servono troppe parole “Smettila”, “Non mi piace come ti stai comportando”, “Questo mi dà fastidio”.

In Costa d’Avorio, se parli la lingua baule, ti basta dire una parola sola: Nayo.

Ana Maria ci spiega che Nayo si usa quando qualcuno fa qualcosa che non incontra il tuo sentire, qualcosa che ti rende scomodo o ti ferisce. Non è un insulto e non è un grido: è un confine chiaro. È la parola che si pronuncia per dire all’altro “Fermati lì, rispetta il mio spazio”.

Un concetto semplice e potente che attraversa i confini per portarci una definizione di rispetto che in italiano non abbiamo ancora sintetizzato così bene.

La lingua baule

Il baule (o baoulé) è una delle lingue più parlate in Costa d’Avorio, diffusa soprattutto nelle regioni centrali e meridionali del Paese. Appartiene alla grande famiglia delle lingue Akan ed è la lingua madre di oltre tre milioni di persone.

Come molte lingue dell’Africa occidentale, il baule ha una storia fortemente radicata nella tradizione orale. Questo significa che la lingua non si è sviluppata solo per trasmettere informazioni scritte, ma per regolare la vita comunitaria, i rapporti sociali e il rispetto reciproco attraverso la parola parlata e l’ascolto.

Si tratta inoltre di una lingua tonale, ovvero, lo stesso suono, pronunciato con un’intonazione più alta o più bassa, può cambiare completamente il significato di una parola. Per questo motivo, la comunicazione in baule è fatta di sfumature, di contesto e di un’attenzione profonda verso l’interlocutore. È una lingua densa, capace di sintetizzare in singoli suoni, come la parola Nayo,  dinamiche relazionali ed emotive molto complesse.